Una sinergia con i ricercatori per lo sviluppo della professione

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La pro­fe­ssi­one arc­hi­vis­ti­ca.

Ques­ti­one anco­ra da defi­ni­re, esat­ta­men­te, a livel­lo inter­na­zi­ona­le.
Una pri­ma dif­fe­ren­zi­azi­one può esse­re fat­ta tra libe­ri pro­fe­ssi­onis­ti e arc­hi­vis­ti sta­ta­li – cioè quel­li impi­ega­ti negli Arc­hi­vi di Sta­to. La loro for­ma­zi­one non è messa in dub­bio. Appro­fon­di­amo allo­ra, la figu­ra dell’archivista fre­elan­cer. Devi iden­ti­fi­car­ti – ciò sig­ni­fi­ca che devi asso­lu­ta­men­te pro­por­ti con dei para­me­tri rico­nos­ci­bi­li dagli sta­ta­li – e dimos­tra­re la tua pro­fe­ssi­ona­lità. Cosa che viene cos­tan­te­men­te messa in dub­bio. Ora, cosa sig­ni­fi­ca “para­me­tri rico­nos­ci­bi­li dagli sta­ta­li”? Chi eser­ci­ta come libe­ro pro­fe­ssi­onis­ta sa che le pub­bli­ca­zi­oni sono impor­tan­ti­ssi­me, ma sa anc­he la dif­fi­col­tà di ade­rir­vi – anc­he come sem­pli­ce com­par­te­ci­pa­zi­one. È anc­he vero però che sono le pub­bli­ca­zi­oni la tua car­ta d’identità. Non tan­to i pro­get­ti, sep­pur impeg­na­ti­vi ai quali si è pre­so par­te, ma con­ta soprat­tut­to l’elemento rico­nos­ci­bi­le al di là del­le bar­ri­ere Sta­ta­li, in sen­so stret­to ma anc­he gene­ra­li­zza­to: cosa hai scrit­to?
Sup­pon­go che, per una per­so­na che eser­ci­ta un mes­ti­ere, la capa­cità prin­ci­pa­le sia l’organizzazione, segu­ita dal­la seri­età pro­fe­ssi­ona­le uni­ta ad un otti­ma, se non eccel­len­te, capa­cità di adat­ta­men­to. Arc­hi­vio che vai, abi­tu­di­ni che tro­vi…
For­tu­na­ta­men­te, negli ulti­mi anni, ques­ti temi sono dibat­tu­ti e ven­go­no offer­te mol­te solu­zi­oni. Natu­ral­men­te è un dis­cor­so ad ampio rag­gio, coinvol­ge, in mani­era tra­sver­sa­le, tut­ti gli arc­hi­vis­ti pro­fe­ssi­onis­ti – impi­ega­ti e non.
Una piace­vo­le sor­pre­sa, per quan­to mi rigu­ar­da, è sta­ta la peri­odi­zza­zi­one for­za­ta indot­ta alla docu­men­ta­zi­one arc­hi­vis­ti­ca. La scel­ta del­la Cro­azia, ma anc­he del­la Slo­ve­nia, di deter­mi­na­re il mate­ri­ale in base ai vari peri­odi sto­ri­ci, si sta rive­lan­do uti­le. Dopo un pri­mo approc­cio non posi­ti­vo, la scel­ta si è rive­la­ta pra­ti­ca e affi­da­bi­le. Si sgra­va infat­ti, gli ope­ra­to­ri d’archivio, da tut­ta una serie di azi­oni rivol­te all’utenza non pre­pa­ra­ta. Non tut­ti i fru­ito­ri arc­hi­vis­ti­ci entra­no com­ple­ta­men­te sen­zi­en­ti e pre­pa­ra­ti, alcu­ni cer­ca­no solo le radi­ci del­la pro­pria fami­glia, altri allun­ga­no i tem­pi del pen­si­ona­men­to inse­gu­en­do sog­ni di gioven­tù. Tut­to è leci­to, ma per tut­to c’è bisog­no di una tec­ni­ca teori­ca ben defi­ni­ta. La stra­na e inso­li­ta abi­tu­di­ne di improv­vi­sar­si spe­ci­alis­ti o com­pe­ten­ti è cosa ben nota agli esper­ti – ma ques­ta è mate­ria per una digre­ssi­one mol­to ampia.
Le fasi sto­ric­he impos­te, ten­do­no una mano all’utenza; ma raf­for­za­no ancor di più la nece­ssità di ele­men­ti di cor­re­do com­ple­ti e aggi­or­na­ti in base alle ulti­me nor­ma­ti­ve arc­hi­vis­tic­he inter­na­zi­ona­li – esem­pio tipi­co sono le sche­de ISAD.
Se, da una par­te si è cer­ti che chi entra sa dove cer­ca­re, si dovreb­be pre­dis­por­re gli inven­ta­ri per i pro­fe­ssi­onis­ti. Sapen­do esat­ta­men­te cosa si cer­ca, cosa si vuole tro­va­re, è nece­ssa­rio por­ge­re gli elen­c­hi e lis­te, regis­tri, cata­log­hi, reper­to­ri, sche­da­tu­re non­c­hé pro­to­col­li ai ricer­ca­to­ri.
Un lavo­ro che diven­ta sem­pre più indi­pen­den­te. Gli arc­hi­vis­ti Sta­ta­li dovreb­be­ro ave­re come com­pi­to prin­ci­pa­le stu­di­are la pro­pria docu­men­ta­zi­one, al fine di cre­are ele­men­ti di cor­re­do i quali van­no diret­ta­men­te nel­le mani dei pro­fe­ssi­onis­ti. Altra figu­ra dovreb­be esse­re un con­si­gli­ere o aiuto sala, il quale dovreb­be segu­ire l’utenza meno esper­ta. Le due figu­re non van­no con­fu­se, così come il pro­fe­ssi­onis­ta dal sem­pli­ce “curi­oso”. Per per­met­te­re ques­to passag­gio, i vari livel­li di espe­ri­en­za dovreb­be­ro pog­gi­are su basi comu­ni – ecco per­c­hé diven­ta fon­da­men­ta­le la for­ma­zi­one arc­hi­vis­ti­ca non­c­hé lo stu­dio com­pa­ra­ti­vo del­la dis­ci­pli­na. La pro­fe­ssi­one dovreb­be uni­for­mar­si attra­ver­so il dialo­go: ecco per­c­hé siamo qui oggi.

UNA BREVE ESPERIENZA ARCHIVISTICA
Da alcu­ni anni lavo­ro come libe­ro pro­fe­ssi­onis­ta – essen­do laure­ata in Filo­lo­gia e cri­ti­ca dan­tes­ca, l’amore per la docu­men­ta­zi­one anti­ca è for­te. La ricer­ca sto­ri­co sci­en­ti­fi­ca è alla base del­la mia for­ma­zi­one, ele­men­ti che ho tra­sfe­ri­to nel­la mia pro­fe­ssi­one di arc­hi­vis­ta. L’esattezza del dato docu­men­ta­to, non ha pre­zzo.
I vari pro­get­ti ai quali ho pre­so par­te – lavo­ran­do per lo più con la Soci­età dal­ma­ta di sto­ria patria – mi han­no por­ta­ta in giro per la Dal­ma­zia, e non solo.
La mia rigi­da for­ma­zi­one ita­li­ana, sono diplo­ma­ta pre­sso la Scu­ola di Arc­hi­vis­ti­ca Pale­ogra­fia e Diplo­ma­ti­ca dell’Archivio di Sta­to di Tri­es­te, si è scon­tra­ta con la rigi­dità arc­hi­vis­ti­ca. La teoria impa­ra­ta, mi impo­ne­va una visi­one uni­ca sul­la docu­men­ta­zi­one d’archivio. Ho dovu­to ricre­der­mi ben pres­to. L’Italia, da sem­pre mol­to atten­ta alle nor­ma­ti­ve in ques­to cam­po, non pre­pa­ra i pro­pri arc­hi­vis­ti, alle sor­pre­se. Ci si tro­va infat­ti, spe­sso spi­azza­ti.
Arc­hi­vio di Sta­to di Zara, fon­do Comu­ne di Zara: Per quan­to con­cer­ne la docu­men­ta­zi­one pre­sa in ogget­to si è potu­to appu­ra­re che sono a dis­po­si­zi­one i Regis­tri di pro­to­col­lo e gli Indi­ci. Ques­ti ulti­mi sono orga­ni­zza­ti in ordi­ne alfa­be­ti­co per nomi, voci (rela­ti­ve alle sfe­ra di com­pe­ten­za del Comu­ne, defi­ni­te dal­la Leg­ge Impe­ri­ale del 5 mar­zo 1862) e comu­ni (per la ripar­ti­zi­one ter­ri­to­ri­ale si è fat­to rife­ri­men­to alla Sovra­na Riso­lu­zi­one dell’11 agos­to 1850); per­tan­to l’utente attra­ver­so l’uso com­pa­ra­to degli stru­men­ti di cor­re­do coevi al fon­do può pro­ce­de­re alla ricer­ca del­la docu­men­ta­zi­one di pro­prio inte­re­sse. Dis­po­nen­do degli indi­ci si è cre­ata una gri­glia ove sono sta­te inse­ri­te le voci presenti/assenti per cias­cun anno, met­ten­do in evi­den­za le anna­te in cui ne com­pa­iono di nuove (exe №1).

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Si può così attu­are una pri­ma ricog­ni­zi­one dell’argomento attra­ver­so l’Indice del­le voci:

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Una vol­ta indi­vi­du­ato il pro­to­col­lo dal rela­ti­vo Regis­tro di pro­to­col­lo:

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e poi accer­ta­re la posi­zi­one del docu­men­to (exe №4).

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Dato il tipo di con­di­zi­ona­men­to e la man­can­za di un Tito­la­rio la docu­men­ta­zi­one è sta­ta las­ci­ata inal­te­ra­ta. Il nos­tro lavo­ro rigu­ar­da solo la dis­po­si­zi­one del­la docu­men­ta­zi­one all’interno del­le bus­te. Per faci­li­ta­re la ricer­ca, poten­do usu­fru­ire di ido­nei stru­men­ti di cor­re­do, abbi­amo prov­ve­du­to alla sche­da­tu­ra su basi ISAD ripor­tan­do l’anno, il nume­ro di bus­ta, il fal­do­ne, i fas­ci­co­li e i nume­ri di pro­to­col­lo con­te­nu­ti.1 Ques­ta seg­na­tu­ra, tut­ta­via, non sem­pre risul­ta, si è quin­di deci­so di con­ti­nu­are l’impostazione aggi­un­gen­do, dove man­ca, l’indicazione del Fal­do­ne (con la let­te­ra “F”) e fas­ci­co­lo (let­te­ra “f”). La con­di­zi­ona­tu­ra in fal­do­ni ter­mi­na nel 1895 per ricom­pa­ri­re sal­tu­ari­amen­te dal 1900. Abbi­amo indi­ca­to sia gli estre­mi dei nume­ri di pro­to­col­lo sul­la rela­ti­va bus­ta che i fas­ci­co­li con­te­nu­ti (la docu­men­ta­zi­one è fas­ci­co­la­ta per 50 unità: 001–050, 051–100, ecc.; men­tre a par­ti­re dal 1891 è divi­sa per cen­ti­na­ia 001–100; 101–200 ecc). Inol­tre, pri­ma di pro­ce­de­re ad apri­re le bus­te si è pen­sa­to di appor­vi sopra il nume­ro prov­vi­so­rio di cor­da diret­ta­men­te in depo­si­to, tra­mi­te un gesset­to bian­co, in modo tale da ave­re sem­pre una suc­ce­ssi­one nume­ri­ca esat­ta.
Altri ele­men­ti che con­di­zi­ona­no la docu­men­ta­zi­one sono: l’entra in vigo­re, nel gen­na­io 1912, del­la leg­ge sull’uso del­le lin­gue negli uffi­ci di Sta­to.2 Altro avve­ni­men­to sto­ri­co che modi­fi­ca la docu­men­ta­zi­one è lo sci­ogli­men­to del Comu­ne avve­nu­to il 30 mag­gio 1916. Fon­da­men­ta­le risul­ta poi esse­re l’ultimo fat­to che ci inte­re­ssa, e cioè il Trat­ta­to di Rapal­lo del 12 novem­bre 1920. A par­ti­re dal 1909 da un’attenta ana­li­si dei docu­men­ti, essen­do venu­ta a man­ca­re la con­di­zi­ona­tu­ra in fas­ci­co­li, ci si è resi con­to che sui docu­men­ti com­pa­ri­va­no dei nume­ri e del­le sigle che face­va­no pen­sa­re che a par­ti­re da quell’anno si comin­ci­asse ad usa­re una sor­ta di cla­ssi­fi­ca­zi­one. Com­pa­ran­do tali sigle con quel­le del 1921 sem­bra pro­prio che sia così e che nel 1921 fosse­ro sta­te affi­na­te dal can­cel­li­ere (vedi uso del­la let­te­ra V). Si è poi dedot­to che negli anni ante­ce­den­ti al 1921 il colo­re blu iden­ti­fi­ca sem­pli­ce­men­te il pro­to­col­lis­ta men­tre quel­lo rosso indi­ca una cer­ta cla­ssi­fi­ca­zi­one.

Ques­to è quan­to si può fare alter­nan­do l’aiuto non­c­hé la dis­po­ni­bi­lità dei dipen­den­ti dell’Archivio con la pro­fe­ssi­ona­lità. Tro­van­do l’elemento sto­ri­co, lo si deve rile­va­re nel­la docu­men­ta­zi­one per poter­gli dare sia valo­re docu­men­ta­rio che auten­ti­cità – inte­so come fat­to real­men­te acca­du­to, di un passa­to che ha influ­en­za­to per­so­ne e soci­età inte­re. Il risul­ta­to è un ele­men­to di cor­re­do uti­le, sem­pli­ce ma soprat­tut­to fun­zi­ona­le al suo uso: la ricer­ca!


  1. Data l’incongruenza ris­con­tra­ta tra nume­ro di sca­to­la (kuti­ja) e la bus­ta (non è chi­aro se le due cose cor­ris­pon­da­no o si sovrap­pon­ga­no) si è deci­so di usa­re il nume­ro di sca­to­la indi­ca­ta come nume­ro di bus­ta (nume­ri ara­bi), il nume­ro del fal­do­ne (nume­ra­zi­one roma­na) come nuova nume­ra­zi­one rela­ti­va all’anno ammi­nis­tra­ti­vo in cor­so di con­di­zi­ona­men­to e di con­ser­va­re la nume­ra­zi­one dei fas­ci­co­li rela­ti­vi. []
  2. Ordi­nan­za 26 apri­le 1909, B.L.P. con l’entrata in vigo­re il 1° gen­na­io 1912 (sono a dis­po­si­zi­one le foto­co­pie di ques­ta ordi­nan­za ed anc­he del­la Sovra­na Riso­lu­zi­one dell’11 agos­to 1850). []